Matteo Salvini 2.0: aumenti di accise e pedaggi e il sogno del Ponte sullo Stretto, l’uomo che cambia pelle

Dal “no alle accise e ai pedaggi” al sostegno passivo agli aumenti previsti dal 1° gennaio 2026, fino alle risorse di bilancio per il ponte sullo Stretto, il leader della Lega, Matteo Salvini, cambia pelle mentre l’opposizione prepara nuove bordate
Matteo Salvini - Lega

Con l’entrata in vigore della Legge di Bilancio 2026, l’Italia si è svegliata oggi — 1° gennaio — con un pacchetto di novità economiche che tagliano trasversalmente i consumi, la mobilità e le promesse politiche di Matteo Salvini.

Solo pochi anni fa, il ministro e leader della Lega aveva fatto della battaglia contro l’aumento delle accise sui carburanti e dei pedaggi autostradali uno dei suoi cavalli di battaglia principali, contrapponendosi anche alla realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina, definito inutile o sproporzionato. Oggi, la situazione politica e fiscale racconta una realtà profondamente diversa.

Accise e carburanti: il diesel più caro della benzina

Nel nuovo anno, per effetto delle modifiche introdotte dalla manovra finanziaria, l’aliquota delle accise sui carburanti è stata uniformata: mentre la benzina subisce una piccola riduzione, il diesel aumenta di circa 4,05 centesimi al litro, creando una possibile situazione in cui il gasolio — tradizionalmente più economico — risulti più costoso alla pompa rispetto alla verde. Questo riallineamento, secondo il governo, è funzionale all’eliminazione dei “sussidi dannosi” e all’allineamento con le direttive europee sulla fiscalità energetica.

Questa scelta ha però alimentato critiche da più parti, con operatori economici e consumatori già in allarme per i rincari dei prezzi al dettaglio.

Pedaggi autostradali: +1,5% dal primo gennaio

Parallelamente, l’aumento dei pedaggi autostradali è entrato in vigore dal 1° gennaio 2026, con un incremento medio dell’1,5% sulla maggior parte delle tratte.

Secondo il Ministero delle Infrastrutture, il riallineamento tariffario all’inflazione è stato determinato dall’Autorità di Regolazione dei Trasporti (ART) sulla base di criteri di mercato e per effetto di una sentenza della Corte Costituzionale, che ha sostanzialmente reso legittimi i rincari bloccati da anni.

Salvini e il suo dicastero hanno cercato di scaricare la responsabilità degli aumenti sui giudici costituzionali, sottolineando che il governo non poteva più interferire nelle decisioni regolatorie. Ma l’opposizione ha incalzato duramente la Lega, accusandola di contraddizioni e di essere “in confusione” su politiche che un tempo criticava ferocemente.

Il Ponte sullo Stretto: ritorno di fiamma e fondi di bilancio

In concomitanza alle questioni sulle tariffe energetiche e dei trasporti, il governo ha confermato l’aumento delle risorse pubbliche destinate al progetto del Ponte sullo Stretto di Messina, un’opera da anni simbolo di dibattito politico. I fondi, inseriti anche nella manovra economica, ammontano a miliardi di euro destinati alla progettazione e ai primi cantieri, pur in presenza di ostacoli istituzionali e tecnici (incluso i due parere critici della Corte dei Conti).

La scelta di stanziare tali risorse rappresenta una netta inversione rispetto alle posizioni passate dello stesso leader leghista, che fino a qualche legislatura fa si era espresso apertamente contro il progetto. La conferma ufficiale, rilanciata anche nei prossimi mesi, è che il governo intende portare avanti l’opera entro il 2026, seppur tra polemiche e incognite burocratiche.

Tensioni interne e proteste

La Legge di Bilancio non ha mancato di provocare reazioni nel Paese: sindacati e categorie produttive hanno organizzato proteste e scioperi contro quella che hanno definito una manovra “dura sui ceti medi e sui lavoratori”. La mobilitazione nazionale di dicembre ha coinvolto centinaia di migliaia di persone in strade, scuole e servizi pubblici.

Le opposizioni, infine, criticano Salvini per quella che percepiscono come una “coerenza liquida”. Da oppositore degli aumenti e del Ponte a promotore o complice di entrambe le scelte a livello di governo. Resta da vedere come questi contrasti si rifletteranno nelle prossime scadenze elettorali e nella percezione pubblica del leader leghista.

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