Palermo – «Basta aumenti. Basta dipendenza da pochi operatori. Basta ricatti economici». È il messaggio lanciato dal Comitato Autotrasportatori Libera Concorrenza Regione Sicilia, che torna a contestare il sistema dei collegamenti marittimi con le isole minori siciliane e chiede un intervento immediato dello Stato e della Regione.
Al centro della denuncia ci sono gli aumenti dei biglietti applicati agli autotrasportatori, considerati dal Comitato non soltanto un problema per le imprese di trasporto, ma una questione destinata a ripercuotersi sull’intera economia delle isole.
Secondo gli autotrasportatori, infatti, ogni aumento del costo del traghettamento di un camion incide sulla distribuzione delle merci e rischia di trasferirsi sui prezzi finali di alimentari, acqua, materiali, prodotti destinati alle attività commerciali e beni di prima necessità.
Il ragionamento è semplice: il costo aggiuntivo del trasporto non scompare, ma entra nella filiera e può arrivare fino allo scaffale. In territori che già sostengono costi più elevati a causa dell’insularità, il rischio denunciato è quindi quello di un ulteriore aumento dei prezzi al consumo.
«Alla fine li pagano i cittadini delle isole», sostiene il Comitato.
IL COMITATO: «LA SICILIA NON PUÒ ESSERE OSTAGGIO DI POCHI ARMATORI»
Per il Comitato Autotrasportatori Libera Concorrenza la situazione è diventata inaccettabile.
L’organizzazione contesta quella che definisce una dipendenza da un numero ristretto di operatori e chiede di modificare radicalmente l’attuale sistema dei collegamenti marittimi con le isole minori.
La richiesta principale è l’apertura immediata del mercato ad altri armatori, attraverso condizioni che favoriscano l’ingresso di nuovi operatori e una reale concorrenza.
«La Sicilia non può continuare a essere ostaggio di pochi armatori», è la posizione del Comitato, che chiede di superare quello che considera un sistema caratterizzato da una forte concentrazione dell’offerta.
Ma la contestazione non si ferma agli aumenti dei biglietti.
Nel mirino finisce anche il progetto di un bando unico per i collegamenti delle isole minori.
«NO AL BANDO UNICO, SERVONO PIÙ LOTTI»
Secondo il Comitato, una gara unica di grandi dimensioni potrebbe restringere ulteriormente il numero degli operatori economicamente e tecnicamente in grado di partecipare.
La proposta è quindi quella di dividere i servizi in più lotti, consentendo a un maggior numero di compagnie di presentare offerte e creando le condizioni per una vera concorrenza.
L’obiettivo dichiarato è quello di evitare che le dimensioni della gara diventino una barriera all’ingresso per nuovi operatori.
La richiesta del Comitato è dunque precisa: più armatori, più operatori e più concorrenza.
IL DDG N. 143 E I 20 MILIONI DI EURO
A sostegno della propria posizione, il Comitato richiama il contenuto del DDG n. 143 del 20 febbraio 2024 della Regione Siciliana.
Il provvedimento, emanato dall’Assessorato regionale delle Infrastrutture e della Mobilità, Dipartimento delle Infrastrutture e della Mobilità e dei Trasporti, Servizio 1 – Autotrasporto persone – Trasporto regionale aereo e marittimo, ha come oggetto il «Compenso per il ripianamento del deficit di gestione maturato nel periodo pregresso dalla società SNS».
Il decreto ricostruisce il percorso che ha portato alla richiesta di riequilibrio economico-finanziario avanzata dalla Società Navigazione Siciliana S.N.S. S.p.A.
La società, il 30 giugno 2019, aveva presentato un’istanza di verifica e ripristino dell’equilibrio economico-finanziario prevista dall’articolo 9 della convenzione. Nella documentazione allegata erano stati indicati lo squilibrio della gestione, lo scostamento dei risultati rispetto alle previsioni della convenzione e le motivazioni strutturali che avevano determinato tale situazione.
La Regione, affiancata da una struttura di supporto specialistico, aveva quindi avviato un confronto con SNS e con il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti per individuare le modalità necessarie al ripristino e al mantenimento dell’equilibrio economico-finanziario.
I COSTI CHE HANNO PROVOCATO LO SQUILIBRIO
L’istruttoria regionale individua quattro grandi categorie di fattori alla base degli scostamenti della contabilità regolatoria rispetto alle previsioni.
La prima riguarda i costi del personale.
Il decreto cita gli aggiornamenti normativi della legge 271/99 e l’applicazione dei regolamenti sugli orari di lavoro, che avrebbero determinato su diverse linee una duplicazione strutturale degli equipaggi, con conseguente aumento dei costi.
Vengono inoltre richiamati il recepimento tardivo da parte dell’Italia dei requisiti di Manila 2010, l’aggiornamento obbligatorio delle tabelle di armamento, gli interventi di riqualificazione del personale, gli aggiornamenti dei contratti nazionali di categoria, i maggiori oneri della contrattazione di secondo livello e il maggiore impiego del personale dovuto agli elevati periodi manutentivi della flotta ereditata da Siremar.
La seconda categoria riguarda i costi per i servizi di manutenzione.
Il provvedimento indica gli adeguamenti della flotta alle normative sulla sicurezza della navigazione e gli interventi sui sistemi, oltre agli oneri derivanti dal Regolamento UE n. 1177/2010 sui diritti dei passeggeri che viaggiano via mare e per vie navigabili interne.
La terza categoria riguarda i costi dei servizi portuali.
Tra gli elementi indicati figurano la normativa più rigida e onerosa sullo smaltimento dei rifiuti, l’aumento delle tariffe portuali determinato dall’aggiornamento delle ordinanze delle autorità competenti e gli adeguamenti organizzativi legati alla sicurezza portuale.
La quarta categoria riguarda gli altri fattori strutturali.
Ed è proprio qui che compare il tema del carburante.
Il decreto regionale indica infatti il maggior costo del carburante legato all’andamento del prezzo della materia prima nel biennio 2017-2018, specificando che tale aumento non sarebbe stato recuperabile attraverso un incremento tariffario a causa del cattivo funzionamento della formula inserita nell’articolo 6 della convenzione.
Tra gli altri fattori vengono indicati anche i maggiori costi per l’adeguamento alle nuove normative ambientali e la limitazione della domanda provocata dall’introduzione o dall’incremento delle tasse di sbarco e dalle norme restrittive per la circolazione dei veicoli.
LA REGIONE SCELSE DI EVITARE L’AUMENTO DELLE TARIFFE
Il documento regionale ricostruisce quindi un passaggio particolarmente importante.
SNS aveva proposto un correttivo basato sulla rimodulazione in diminuzione dei servizi, accompagnata da una diversa graduazione collegata a un contestuale aumento delle tariffe.
La Regione ritenne però non percorribili l’aumento delle tariffe dei titoli di viaggio e una contrazione dei servizi superiore al 12% rispetto agli assetti originariamente previsti dalla convenzione.
La motivazione indicata nel decreto era quella di evitare un grave danno alle comunità isolane.
L’amministrazione regionale decise quindi di procedere al ripianamento del deficit attraverso un intervento finanziario integrativo.
La riorganizzazione concordata con SNS prevedeva una riduzione del 12% del programma originario dei servizi: da 789.041 miglia annue a 690.966 miglia annue.
La sola riduzione dei servizi, tuttavia, non era considerata sufficiente a recuperare il deficit pregresso, stimato in circa 18 milioni di euro complessivi.
I 18 MILIONI, POI I 20 MILIONI
Il decreto rileva inoltre il mancato intervento finanziario del Governo nazionale richiesto dalla Regione per ripristinare l’equilibrio della convenzione.
Con la relazione n. 47176 del 13 settembre 2021, trasmessa alla Commissione Europea ai sensi dell’articolo 9 del Regolamento 3577/1992, la Regione illustrò il percorso seguito per la richiesta di riequilibrio e le misure correttive individuate.
Tra queste figuravano la riduzione del 12% dei servizi e l’intenzione di effettuare un intervento finanziario straordinario pubblico di 18 milioni di euro, con l’obiettivo di garantire l’invarianza tariffaria dei servizi di trasporto.
La riduzione dei servizi avrebbe dovuto entrare a regime il 1° gennaio 2022. Successivamente la Regione chiese però a SNS di differire tale riduzione fino all’avvio dei nuovi servizi integrativi regionali, in modo da compensare la diminuzione dei collegamenti statali e mantenere invariato il livello dei servizi per le popolazioni delle isole.
SNS stimò in ulteriori 5,8 milioni di euro le perdite derivanti dal differimento della riduzione dei servizi. Questa cifra venne quindi aggiunta al deficit oggetto della richiesta di riequilibrio.
Con la Delibera di Giunta n. 64 del 12 febbraio 2022, la Regione espresse positivamente l’intenzione di porre a carico del bilancio gli oneri finanziari straordinari necessari al ripianamento del deficit, proprio per evitare conseguenze sulle comunità delle isole derivanti da aumenti tariffari o da ulteriori riduzioni dei collegamenti.
LA LEGGE REGIONALE AUTORIZZA 20 MILIONI
Il passaggio successivo è rappresentato dall’articolo 14, comma 26, della legge regionale 25 maggio 2022, n. 13.
La norma, richiamata dal decreto, autorizza una spesa complessiva di 20 milioni di euro per assicurare, a invarianza tariffaria, il ripristino dell’equilibrio economico e finanziario dei costi di gestione dei servizi di collegamento marittimo con le isole minori siciliane.
La vicenda passa anche attraverso la Commissione Europea.
Dopo la notifica effettuata nel settembre 2021, gli uffici della Commissione comunicarono il 17 maggio 2022 la necessità di acquisire ulteriori chiarimenti sulla compatibilità dell’intervento finanziario straordinario con la disciplina dei SIEG e con la sentenza Altmark.
Il Ministero delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili seguì le attività di approfondimento e interlocuzione con gli uffici europei. Il decreto riferisce che tali attività ebbero esito positivo e che, pertanto, sussistevano le condizioni per la liquidazione dell’intervento.
LA RIPARTIZIONE DEI 20 MILIONI
Il decreto richiama il DDG n. 4574 del 12 dicembre 2022, con il quale venne disposto l’impegno finanziario complessivo:
4,5 milioni di euro nel 2022, 5,5 milioni nel 2023 e 10 milioni nel 2024.
In totale, 20 milioni di euro.
Il provvedimento richiama anche la legge regionale n. 1 del 16 gennaio 2024 sulla stabilità regionale 2024-2026 e la legge regionale n. 2 del 16 gennaio 2024 sul bilancio di previsione della Regione Siciliana per il triennio 2024-2026.
Prima della liquidazione vengono inoltre verificati gli elementi amministrativi relativi alla società.
Il decreto richiama la richiesta di aggiornamento delle informazioni antimafia, il DURC della società, dal quale risultava la regolarità contributiva, e il certificato dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione, dal quale risultava che SNS non era inadempiente rispetto agli obblighi di versamento derivanti dalle cartelle esattoriali di pagamento.
IL DDG N. 143: LIQUIDATI 10 MILIONI DI EURO
Il cuore del provvedimento è l’articolo 1.
La Regione autorizza la liquidazione e dispone il pagamento di 10 milioni di euro in favore della Società Navigazione Siciliana S.N.S. S.p.A., con sede a Trapani, via S. Vulpitta n. 5, partita IVA 02430570818.
La somma viene riconosciuta quale compenso per il ripianamento del deficit di gestione maturato nel periodo pregresso dalla società.
L’articolo 2 stabilisce che i 10 milioni siano liquidati a valere sull’impegno assunto con il DDG n. 4574/2022, sul capitolo 272544 del bilancio regionale 2024, codice finanziario U.1.03.02.15.001, mediante accredito sul conto corrente dedicato. Le coordinate bancarie risultano omissate nella copia del documento.
L’articolo 3 annulla il DDG n. 84 del 9 febbraio 2024.
L’articolo 4 stabilisce la pubblicazione del decreto, secondo quanto previsto dall’articolo 68 della legge regionale 12 agosto 2014, n. 21, sul sito istituzionale del Dipartimento delle Infrastrutture, della Mobilità e dei Trasporti, oltre alla trasmissione alla Ragioneria Centrale per il visto di competenza.
Il provvedimento è datato Palermo, 20 febbraio 2024 e reca le firme del funzionario direttivo Lucio Cipolla, del dirigente del Servizio, architetto Carmelo Ricciardo, e del dirigente generale, architetto Salvatore Lizzio.
«QUANDO I COSTI AUMENTANO INTERVIENE IL PUBBLICO. E GLI AUTOTRASPORTATORI?»
È proprio questo rapporto tra costi, tariffe e intervento pubblico che il Comitato pone al centro della propria contestazione.
La domanda sollevata dagli autotrasportatori è politica ed economica: se gli aumenti dei costi di gestione possono determinare un intervento pubblico per il riequilibrio della gestione, cosa accade invece quando aumentano i costi sostenuti dagli autotrasportatori?
Per il Comitato, il rischio è che il maggior costo dei collegamenti venga trasferito sulle imprese di trasporto e, successivamente, sull’intera filiera commerciale delle isole.
Da qui la richiesta di un nuovo modello.
Non solo maggiore concorrenza, ma anche una struttura delle gare che permetta realmente l’ingresso di nuovi operatori.
LA COSTANZA DI SICILIA E LA RICHIESTA DI REVOCA DELL’AFFIDAMENTO
Nel comunicato viene inoltre chiesto alla Regione Siciliana di valutare e, qualora ne ricorrano i presupposti contrattuali e di legge, avviare immediatamente la procedura per la revoca dell’affidamento della nave Costanza di Sicilia a Caronte & Tourist Isole Minori.
Secondo il Comitato, una nave realizzata con ingenti risorse pubbliche non dovrebbe diventare uno strumento per rafforzare ulteriormente la posizione di chi già opera in maniera predominante nei collegamenti con le isole.
La posizione dell’organizzazione è sintetizzata in una frase: «La Costanza di Sicilia è dei siciliani. È stata pagata con denaro pubblico».
Per il Comitato, la nave deve essere utilizzata per migliorare i collegamenti e ridurre i costi per la collettività, non per consolidare un sistema che l’organizzazione continua a contestare.
LA MAPPA DELLA PROTESTA
Il problema, sostengono gli autotrasportatori, riguarda concretamente la vita quotidiana delle isole.
Un camion diretto a Lampedusa, Linosa, Pantelleria, alle Eolie o alle Egadi deve sostenere un costo di trasporto marittimo che si inserisce nel prezzo complessivo delle merci.
Se quel costo aumenta, sostiene il Comitato, l’aumento può arrivare fino ai consumatori.
È per questo che la questione dei traghetti viene presentata non soltanto come una vertenza tra compagnie e autotrasportatori, ma come una questione che riguarda direttamente il costo della vita nelle isole minori.
LE RICHIESTE DEL COMITATO
Il Comitato Autotrasportatori Libera Concorrenza Regione Sicilia chiede quindi:
BASTA AUMENTI.
BASTA DIPENDENZA DA POCHI OPERATORI.
BASTA RICATTI ECONOMICI.
NO AL BANDO UNICO.
PIÙ ARMATORI E PIÙ CONCORRENZA.
La richiesta finale è rivolta a Stato e Regione: intervenire immediatamente per modificare il sistema dei collegamenti marittimi con le isole minori.
Il Comitato annuncia inoltre di allegare al proprio comunicato il DDG n. 143 del 20 febbraio 2024, affinché stampa e cittadini possano verificare direttamente il contenuto del provvedimento regionale.
Il decreto, nei suoi passaggi finanziari principali, racconta di un intervento complessivo autorizzato di 20 milioni di euro, articolato tra il 2022, il 2023 e il 2024, e della successiva liquidazione, con il DDG n. 143, di 10 milioni di euro alla Società Navigazione Siciliana per il ripianamento del deficit di gestione pregresso.
Sul fronte opposto, il Comitato chiede che il sistema venga ripensato attraverso più operatori, più lotti nelle gare e maggiore concorrenza.
La battaglia, dunque, si sposta sul futuro dei collegamenti marittimi siciliani: da una parte la necessità di garantire servizi efficienti e sostenibili alle comunità insulari; dall’altra la richiesta degli autotrasportatori di evitare che il costo del riequilibrio del sistema finisca per gravare ancora una volta sulle imprese e, indirettamente, sui cittadini.
«La Sicilia e le sue isole non possono essere ostaggio di nessuno», è la conclusione del Comitato Autotrasportatori Libera Concorrenza Regione Sicilia.
DDG n. 143 del 20 febbraio 2024

















