Il progetto del Ponte sullo Stretto di Messina torna al centro del confronto pubblico. Negli ultimi giorni il dibattito si è concentrato in particolare sul tema dei cavi portanti e sull’eventuale contributo tecnologico del Giappone.
Secondo le ricostruzioni circolate, il coinvolgimento di competenze industriali giapponesi rappresenterebbe uno degli elementi strategici per affrontare le sfide ingegneristiche di una struttura destinata a diventare una delle più lunghe campate sospese al mondo.
Tra i nomi citati nel dibattito compare IHI Infrastructure Systems, società già collegata in passato al consorzio Eurolink e indicata come possibile protagonista nella fornitura di acciai ad altissima resistenza per i cavi del ponte.
Le critiche del professor Risitano: «Il nodo resta la tenuta dei cavi»
A contestare l’impostazione progettuale è il professor Antonino Risitano, che sostiene come il vero ostacolo non sia soltanto raggiungere elevati livelli di resistenza meccanica, ma trovare un equilibrio tra resistenza e capacità di deformazione plastica del materiale.
Secondo questa posizione critica, le soluzioni attualmente ipotizzate richiederebbero ulteriori fasi di ricerca, certificazione e test prima di poter dimostrare livelli adeguati di sicurezza e affidabilità.
Tra gli elementi indicati dal professore figurano:
- tempi di ricerca e sviluppo di nuovi materiali;
- omologazione e validazione dei fili che compongono i cavi;
- realizzazione industriale delle funi;
- campagne complete di prove sperimentali.
La stima proposta nel dibattito porta a ipotizzare diversi anni necessari per verificare la reale idoneità della soluzione tecnica.
La questione tecnica: resistenza contro duttilità
Uno dei punti più discussi riguarda il rapporto tra resistenza dell’acciaio e comportamento plastico.
In termini generali, nella progettazione strutturale materiali più resistenti non garantiscono automaticamente migliori prestazioni globali: devono essere valutati anche parametri come duttilità, fatica, comportamento dinamico e durabilità nel tempo.
Per questo motivo il confronto tecnico sul Ponte dello Stretto continua a concentrarsi non solo sui valori di carico massimo, ma sull’insieme delle prestazioni richieste a una struttura di scala eccezionale.

















