Giorgia Meloni ha annunciato che il governo non sosterrà i costi di rientro degli equipaggi italiani della Flotilla, attivisti umanitari che Israele si appresta a espellere. La linea è netta: “il volo lo paghino loro”. Una scelta che pesa non solo sui diretti interessati, ma soprattutto sull’immagine del Paese, che ancora una volta appare diviso tra parole di forza e atti di debolezza.
La contraddizione è evidente: quando si trattò di Almasri – un criminale di guerra responsabile di torture e stupri su minori – l’aereo di Stato venne messo a disposizione senza esitazioni, in nome di un presunto “dovere umanitario” che, nei fatti, si tradusse in passerella politica. Oggi, invece, la stessa sensibilità scompare davanti a connazionali impegnati in una missione civile.
Il doppio registro del governo
Il caso evidenzia un doppio registro politico e morale: generosità di facciata con i casi che possono essere capitalizzati in termini di consenso, distacco e scarico di responsabilità quando il ritorno d’immagine è nullo o, peggio, rischia di generare frizioni diplomatiche.
Il risultato è che la Premier appare forte solo nelle dichiarazioni: “donna, madre, cristiana” davanti alle telecamere; subalterna e priva di autonomia nei fatti, costretta a inseguire l’agenda altrui, in particolare quella americana.
L’Italia che fu e quella che è
Il paragone con la tradizione politica del passato è inevitabile. Craxi che rivendicava autonomia dagli Stati Uniti; Andreotti capace di mantenere equilibri internazionali complessi; Moro che predicava dialogo e pace; Berlinguer che difendeva l’indipendenza e la questione morale. Leader diversi tra loro, ma uniti da una consapevolezza: l’Italia meritava dignità sulla scena globale.
Oggi, al contrario, il Paese appare ridotto a comprimario: un governo che gonfia il petto nelle interviste, ma si sgonfia al momento delle scelte concrete.
Il volto umano della Flottiglia
Al di là del piano politico, restano le persone. Volti e storie che oggi si ritrovano sulle barche della Flotilla. Non avranno il privilegio di un volo di Stato, ma torneranno con un capitale diverso: la consapevolezza di aver scelto di stare dalla parte giusta della Storia.
Un ricordo li accompagna: un elicottero costruito con lattine e filo spinato, recuperato nel campo profughi di Idomeni. Simbolo di un destino che non si sceglie – nascere sotto le bombe, in mezzo al mare o con il privilegio di un passaporto europeo – ma che obbliga chi può a non sprecare il proprio vantaggio. Usarlo per agire, per non voltarsi dall’altra parte.

















