Faglia di Tremestieri, il suolo si riattiva: segnali di deformazione recente

Sul fianco sud dell’Etna Micro-sismicità e creep asismico rivelano un territorio in lento ma costante movimento
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Gran parte dell’attività del vulcano Etna si manifesta attraverso deformazioni lente e silenziose del terreno, spesso legate a un fitto sistema di faglie attive. Tra queste, la Faglia di Tremestieri rappresenta uno degli elementi strutturali più significativi del versante meridionale del vulcano.

Questa faglia attraversa un’area densamente urbanizzata, estendendosi da Nicolosi fino a Tremestieri Etneo, ed è nota per essere interessata da creep asismico, ovvero movimenti continui e lenti che avvengono senza produrre forti terremoti, ma che possono causare danni progressivi a edifici e infrastrutture.

In un contesto geodinamico complesso, dove le spinte tettoniche tra placca africana ed eurasiatica si sommano alle dinamiche magmatiche, anche pochi millimetri di spostamento diventano un segnale prezioso per comprendere l’evoluzione del vulcano.

Le scosse di novembre 2025: un segnale dal sottosuolo

Tra il 17 e il 18 novembre 2025, la rete sismica dell’INGV ha registrato nove eventi sismici sul fianco sud dell’Etna, con epicentri localizzati principalmente tra Pedara e Mascalucia. Si è trattato di terremoti di bassa magnitudo (ML 1.5–2.5), ma estremamente superficiali, tanto da essere avvertiti chiaramente dalla popolazionein diversi comuni dell’hinterland catanese.

In particolare, l’evento delle 12:12 UTC del 17 novembre (ML 2.5) ha mostrato un meccanismo focale trascorrente, con movimento destrorso lungo un piano orientato NNO–SSE, una cinematica pienamente coerente con le strutture tettoniche attive dell’area etnea.

Le verifiche sul campo: fratture che tornano a muoversi

A seguito di segnalazioni di nuove fratturazioni al suolo nel comune di Tremestieri Etneo, sono stati effettuati sopralluoghi mirati lungo il settore meridionale della faglia, storicamente noto per la sua attività asismica persistente.

Le osservazioni hanno evidenziato una riattivazione di fratture preesistenti, con spostamenti misurabili direttamente sul piano campagna. Nel piazzale antistante il Circolo Didattico “Teresa di Calcutta”, ad esempio, sono stati misurati rigetti laterali destri fino a 1,5 cm, con aperture inferiori al centimetro, segno di un movimento recente ma non violento.

Lungo via Ravanusa, il sistema di fratture si articola in più elementi paralleli e obliqui, accompagnati da danni evidenti alle infrastrutture, come la rottura di tubazioni idriche, chiaro indicatore dello stress deformativo in atto.

Via Etnea: dove la deformazione diventa visibile

Particolarmente significative sono le deformazioni osservate nella piazzetta lungo via Etnea, dove le nuove dislocazioni si sommano a fratture storiche ben conservate. Qui si registrano:

  • rigetti orizzontali di circa 1 cm,
  • rigetti verticali fino a 0,5 cm,
  • strutture compressive che hanno prodotto sollevamenti del piano stradale fino a 5 cm.


La componente di movimento laterale destro risulta dominante e provoca deformazioni “a compressione” soprattutto dove la pavimentazione urbana ostacola lo scorrimento naturale dei blocchi fagliati.

Zone attive e settori stabili della faglia

Non tutta la Faglia di Tremestieri mostra lo stesso comportamento. Nel tratto caratterizzato da una scarpata morfologica ben evidente, lungo via Cavour, non sono state rilevate nuove deformazioni. Al contrario, più a monte, lungo la SP 3/II Tremestieri–Mascalucia, è stata osservata la riattivazione di una frattura storica, accompagnata anche qui dalla rottura di una condotta idrica.

Il settore più settentrionale della faglia, infine, non presenta attualmente evidenze di deformazione superficiale, confermando una variabilità spaziale del comportamento meccanico della struttura.

Creep asismico e terremoti: due facce dello stesso processo

Le osservazioni raccolte indicano che il tratto meridionale della faglia, lungo circa un chilometro, è interessato da movimenti lenti e continui, che diminuiscono progressivamente verso nord. La parte più settentrionale risulta invece bloccata, probabilmente a causa di asperità lungo il piano di faglia.

È proprio la rottura improvvisa di queste asperità a generare i piccoli terremoti registrati a novembre 2025, dimostrando come creep asismico e sismicità superficiale siano fenomeni strettamente collegati.

Un messaggio chiaro per il territorio

La Faglia di Tremestieri ci ricorda che anche le faglie “silenziose” possono produrre effetti concreti e cumulativi, soprattutto in aree urbanizzate. Monitoraggio strumentale continuo e rilievi sul campo restano strumenti fondamentali per:

  • comprendere l’evoluzione del sistema vulcano-tettonico etneo,
  • valutare la pericolosità locale,
  • supportare una pianificazione territoriale più consapevole e resiliente.


Fonte:
Raffaele Azzaro, Carla Musumeci – INGV, Osservatorio Etneo.

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