Dossier Libera, “Azzardomafie”: in Calabria 39 clan nel business del gioco

Il dossier di Libera fotografa un Paese dove il confine tra gioco legale e criminalità organizzata è sempre più labile. Luigi Ciotti: “Dietro ogni slot ci sono persone in difficoltà, non numeri”
gioco azzardo online

In Italia si gioca troppo, e le mafie vincono. È questa la sintesi del dossier “Azzardomafie” presentato da Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie APS, a cura di Toni Mira, Maria Josè Fava, Gianpiero Cioffredi e Peppe Ruggiero.
Il report fotografa un Paese in cui il gioco d’azzardo, legale o illegale, genera un’economia parallela da miliardi di euro e un terreno fertile per la criminalità organizzata.

Il giro d’affari in Calabria: oltre 5,7 miliardi di euro nel 2024

Nel solo 2024, in Calabria si sono giocati 5 miliardi e 768 milioni di euro tra gioco fisico e online.
In media, ogni abitante – bambini compresi – ha speso 3.148 euro l’anno.

Tra le province, Reggio Calabria guida la classifica con 641 milioni di euro giocati, seguita da Catanzaro (304 milioni) e Vibo Valentia, dove la spesa è la più bassa con 135 milioni di euro.

Ma il dato più allarmante è un altro: 39 clan di ‘ndrangheta risultano coinvolti nel business dell’azzardo, spesso spostando i loro interessi anche in Piemonte, Lombardia, Lazio, Liguria ed Emilia-Romagna.

Il gioco d’azzardo: un investimento più redditizio della droga

Secondo il Generale Nicola Altiero, vicedirettore operativo della Direzione Investigativa Antimafia,

“Un euro investito dalle mafie nel narcotraffico produce 6-7 euro di profitto. Uno investito nell’azzardo, fino a 9, con molti meno rischi”.

Un dato che spiega perché le organizzazioni criminali, e in particolare la ‘ndrangheta, abbiano trasformato sale bingo, scommesse clandestine e videopoker in una delle loro attività più redditizie.

Le confische e il “re dei videopoker”

Il settore è al centro di numerose inchieste e confische: secondo l’Agenzia Nazionale dei Beni Sequestrati e Confiscati (ANBSC), 70 delle 125 aziende confiscate alle mafie nel comparto “Attività artistiche e di intrattenimento” riguardano sale gioco e scommesse.
Solo in Calabria sono 7 quelle già sottratte alla criminalità.
Tra le operazioni più note, quella contro l’imprenditore reggino Gioacchino Campolo, definito il “re dei videopoker”: un impero da 330 milioni di euro tra immobili e opere d’arte, oggi restituito alla collettività.

Luigi Ciotti: “Dietro ogni slot ci sono persone in difficoltà”

Il fondatore di Libera, Luigi Ciotti, ha commentato così i dati:

“Il dossier ci restituisce l’immagine di un Paese in bilico. Da un lato la voglia di riscatto, dall’altro un sistema che specula sulla vita delle persone. Dietro ogni slot o gratta e vinci ci sono esseri umani, famiglie distrutte, anziani che si giocano la pensione, adolescenti che scommettono di nascosto”.

E aggiunge:

“La politica parla di regolamentazione, ma resta prigioniera della logica del profitto. Lo Stato incassa miliardi dal gioco, ma ne reinveste pochissimi in prevenzione e cura. Serve un cambio di sguardo: il giocatore non è un colpevole, è una vittima”.

Una dipendenza che colpisce milioni di italiani

Secondo l’Istituto Superiore di Sanità, nel 2024 18 milioni di italiani hanno tentato la fortuna almeno una volta, mentre 5,5 milioni sono giocatori abituali.
I giocatori patologici sono 1,5 milioni, quelli a rischio moderato 1,4 milioni. In totale, 2,9 milioni di persone direttamente coinvolte.

Ma il problema riguarda anche chi vive accanto a loro: 20,4 milioni di familiari – il 40% della popolazione – sono vittime di quello che Libera definisce “azzardo passivo”.
Le conseguenze? Isolamento, ansia, indebitamento, perdita del lavoro e qualità della vita ridotta di oltre 7 punti percentuali.

Giovani e minori sempre più esposti

Nonostante il divieto per i minori, sempre più adolescenti riescono ad accedere a sale scommesse o piattaforme online. Un fenomeno che, sottolinea Libera, richiede “più controlli, formazione e spazi di ascolto nei territori”.

Giuseppe Borrello (Libera Calabria): “Serve un segnale forte dalla Regione”

Il referente regionale Giuseppe Borrello lancia un appello:

“I dati sono allarmanti, soprattutto in una regione già segnata da difficoltà economiche e alta densità criminale. La dipendenza da gioco compromette la salute mentale, impoverisce le famiglie e apre la strada a usura ed estorsioni. Ci aspettiamo che la nuova giunta regionale adotti misure più restrittive e incisive”.

Le proposte di Libera: meno gioco, più prevenzione

Libera chiede una riforma organica del settore per chiudere le zone grigie dove prosperano le mafie. Tra le proposte principali:

  • Autonomia agli Enti locali per regolamentare in modo più restrittivo l’offerta di gioco.
  • Stop a ogni forma di pubblicità dell’azzardo.
  • Esclusione della compartecipazione del 5% del gettito da slot e videolottery per Regioni e Comuni.
  • Ricostituzione dell’Osservatorio nazionale presso il Ministero della Salute.
  • Blocco dell’espansione dell’offerta di giochi e dei rinnovi automatici delle concessioni.
  • Rafforzamento dei controlli su concessionari, gestori, produttori ed esercenti.

Conclusione

Il dossier “Azzardomafie” restituisce l’immagine di un’Italia che gioca troppo e perde ancora di più.
Dietro le cifre miliardarie ci sono storie di fragilità, dipendenze e interessi criminali che non conoscono confini.

News

Consulta gli argomenti trattati

salute e Benessere