È bastato uno scrigno di sei pagine per fermare, almeno temporaneamente, la corsa del Ponte sullo Stretto. Nella giornata di ieri la Corte dei conti ha notificato al Dipartimento per lo sviluppo economico (Dipe) di Palazzo Chigi una serie di rilievi formali e tecnici nei confronti della delibera Cipess n. 41/2025, approvata il 6 agosto scorso. L’atto, che avrebbe dovuto sbloccare l’iter definitivo dell’opera, resta per ora paralizzato: il governo ha 20 giorni per offrire integrazioni e risposte, altrimenti la Sezione potrebbe decidere “allo stato degli atti”, fino al ritiro in autotutela del provvedimento.
Il tono è perentorio, ma non eccezionale: i magistrati contabili parlano di un provvedimento «di rilevante efficacia costitutiva», che tuttavia si configura più come una ricognizione delle attività degli attori istituzionali che come una vera “ponderazione” delle risultanze istruttorie. In sostanza: molti passaggi risultano poco motivati o mal documentati.
I rilievi della Corte dei Conti
Tra i punti su cui la Corte chiede chiarimenti emergono:
- Onere della motivazione. Si contesta la “non compiuta assoluzione” dell’onere motivazionale: manca una valutazione puntuale degli esiti istruttori che giustifichino le decisioni assunte, si legge nel documento.
- Modalità di trasmissione degli atti. Alcuni documenti sono stati resi disponibili tramite link a pagine del sito istituzionale di Stretto di Messina: la Corte solleva dubbi sulla legittimità e formalità di questa modalità (si chiede di chiarire come gli atti siano stati acquisiti formalmente).
- Decreto interministeriale subordinato. L’efficacia della delibera Cipess è stata subordinata alla registrazione di un decreto interministeriale — già adottato da tempo — che tuttavia è giunto all’Ufficio di controllo solo in data 11 settembre 2025, ben dopo l’adozione dell’atto principale.
- Vincolo ambientale e compatibilità europea. Il rilievo richiama la delibera del 9 aprile 2025 con cui il Cdm ha qualificato il Ponte come opera di “motivi imperativi di rilevante interesse pubblico” (Iropi) per aggirare vincoli ambientali: la Corte chiede se quel passaggio, “dispositivo”, fosse sottoponibile a controllo preventivo ai sensi della legge 20/1994, e sollecita chiarimenti sulla compatibilità del progetto con la Direttiva Habitat (art. 6) e con le linee guida Vinca. Inoltre, si domanda se siano stati acquisiti i pareri del NARS (Nucleo di consulenza per le linee guida sui servizi pubblici).
- Progetto tecnico e pareri mancanti. Pur basandosi su un progetto definitivo del 2011 integrato da una relazione del 2024, i magistrati segnalano che molte prescrizioni e raccomandazioni della delibera Cipe 66/2003 non risultano ottemperate. Non risulta in atti il parere del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici.
- Quadro economico e disallineamenti. È contestato il divario tra l’importo asseverato da KPMG — 10,4815 miliardi — e i 10,5088 miliardi indicati nella delibera Cipess, oltre alla crescita, nel corso dell’iter, delle poste legate alla “sicurezza” e alle opere compensative: da 97 a oltre 206 milioni, e da cifre modeste a 267 milioni, rispettivamente.
- Ruolo dell’ART (Autorità dei trasporti). La Corte segnala come ingiustificata l’esclusione dell’Autorità, nonostante l’ampiezza dell’intervento sulle concessioni, tariffe e accesso all’infrastruttura (art. 37).
- Stime traffico e piano tariffario. Il documento chiede chiarimenti sulla scelta della società di consulenza TPlan Consulting e sul rigore delle stime adottate nel piano economico-finanziario, alla luce degli approfondimenti istruttori svolti preliminarmente.
Impatti concreti e reazioni politiche
La sospensione dell’atto del Cipess ha conseguenze immediate: senza la registrazione e la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, non può scattare l’avvio dei cantieri — nemmeno quelli propedeutici. Il rischio è che un’azione prematura possa configurarsi come danno erariale per lo Stato.
Il Ministero delle Infrastrutture ha definito i rilievi come interlocuzioni “fisiologiche tra istituzioni”, rassicurando che tutti i chiarimenti richiesti saranno forniti nei termini. Il Ponte, ribadiscono gli uffici, non è in discussione.
L’opposizione, però, non considera il passaggio un semplice scambio tecnico. Il Partito Democratico parla di una “sonora bocciatura”, avvertendo che i rilievi mettono in discussione l’intero impianto dell’opera e annunciando interrogazioni parlamentari. Il deputato Angelo Bonelli (Alleanza Verdi e Sinistra) va oltre: accusa che i flussi di traffico sono “irrealistici”, che il progetto è “deficitario” e chiede le dimissioni del ministro delle infrastrutture.
Diventa centrale anche il tema delle relazioni con Bruxelles: la Corte chiede aggiornamenti sull’interlocuzione avviata con la Commissione europea riguardo all’impatto ambientale e ai vincoli comunitari.
Infine, la storia contrattuale rende il nodo più intricato: lo Stato, tramite la società Stretto di Messina, ha già firmato il contratto con le controparti private, e sono previste penali in caso di mancata realizzazione dell’opera per cause imputabili alla parte pubblica.

















