MESSINA – Davanti ai cancelli dei Cantieri Navali dello Stretto la tensione ormai è palpabile. Striscioni, bandiere e lavoratori schierati questa mattina nel sit-in organizzato dalla FIOM CGIL contro i tredici licenziamenti annunciati da Caronte & Tourist, una decisione che continua ad alimentare scontro e polemiche nel cuore del comparto metalmeccanico messinese.
La protesta arriva dopo settimane di forte malcontento. Già ad aprile il sindacato aveva denunciato pubblicamente l’avvio della procedura di licenziamento collettivo, definendola una scelta priva di reali motivazioni industriali e finalizzata unicamente alla riduzione del costo del lavoro. Oggi, con la mobilitazione davanti allo stabilimento, la vertenza entra in una fase ancora più dura.
Secondo la FIOM, i tredici operai coinvolti rappresentano l’ennesimo sacrificio imposto ai lavoratori in un contesto che, invece, continuerebbe a garantire importanti margini economici al gruppo armatoriale. I sindacalisti contestano soprattutto l’assenza di una chiara crisi produttiva che possa giustificare i tagli.
Nel mirino finisce anche il modello organizzativo adottato nei cantieri. La sigla metalmeccanica sostiene infatti che gran parte delle attività produttive venga ormai affidata agli appalti esterni, riducendo progressivamente il peso della forza lavoro interna. Una strategia che, secondo i rappresentanti dei lavoratori, rischia di impoverire ulteriormente il tessuto occupazionale della città.
Durante il presidio non sono mancati gli attacchi diretti al gruppo Caronte & Tourist, accusato di beneficiare da anni di una posizione dominante nel settore del traghettamento sullo Stretto di Messina. Per la FIOM, proprio questa centralità economica dovrebbe tradursi in maggiori garanzie occupazionali e non in nuove espulsioni dal mondo del lavoro.
“Non si può continuare a fare utili scaricando tutto sui dipendenti”, è stato il messaggio lanciato dai manifestanti davanti ai cancelli del cantiere. Il timore, condiviso da molti operai presenti, è che i tredici licenziamenti possano rappresentare soltanto il primo passo di una riduzione più ampia del personale.
La vertenza assume anche un forte peso sociale per Messina, dove il settore cantieristico continua a rappresentare una delle principali fonti di occupazione industriale. Sindacati e lavoratori chiedono adesso l’apertura immediata di un tavolo di confronto che coinvolga azienda, istituzioni e parti sociali, con l’obiettivo di bloccare i licenziamenti e garantire continuità produttiva.
Nel frattempo, la mobilitazione non si ferma. La FIOM ha già annunciato nuove iniziative di protesta nelle prossime settimane qualora l’azienda non dovesse tornare sui propri passi. E mentre cresce la solidarietà attorno agli operai coinvolti, il clima nello stabilimento resta sempre più incandescente.

















