Lo Stretto di Messina è molto più di una linea marittima tra Sicilia e Calabria. È uno dei principali snodi economici del Mezzogiorno e uno dei mercati più delicati del settore dei trasporti italiani.
Negli ultimi mesi due vicende differenti – il fascicolo investigativo “Scilla e Cariddi” e il caso imprenditoriale Zancle 757 – hanno riportato al centro del dibattito pubblico una questione che da anni attraversa il territorio: il rapporto tra concentrazione del mercato, concorrenza e possibilità di accesso per nuovi operatori.
Il fascicolo “Scilla e Cariddi”: le ricostruzioni investigative
Il Comitato Autotrasportatori Libera Concorrenza – Stretto di Messina ha diffuso alcuni contenuti del fascicolo investigativo denominato “Scilla e Cariddi”, relativo al procedimento penale n. 2351/15 RGNR DDA di Reggio Calabria; i dettagli.
Secondo quanto riportato nel comunicato e negli atti investigativi richiamati, il procedimento ricostruirebbe dinamiche economiche e societarie che avrebbero interessato il sistema dei traghettamenti nello Stretto di Messina nel corso degli ultimi vent’anni.
Tra gli aspetti evidenziati viene richiamato il ruolo attribuito dagli investigatori all’ingegnere Vincenzo Franza, indicato negli atti come figura di riferimento del gruppo Caronte & Tourist.
Secondo la ricostruzione investigativa riportata dal Comitato, sarebbero state raccolte informazioni riguardanti concorrenti, operatori economici e soggetti interessati a entrare nel mercato dei collegamenti marittimi tra Sicilia e Calabria.
Il fascicolo richiama inoltre ipotesi investigative relative all’utilizzo di informazioni provenienti da banche dati pubbliche riservate.
Le circostanze riportate derivano esclusivamente dal contenuto degli atti investigativi richiamati e dalle ricostruzioni formulate dagli organi inquirenti. Ogni valutazione definitiva compete esclusivamente all’Autorità giudiziaria.
Il tema della concentrazione del mercato
Uno dei punti centrali del dossier riguarda il tema della concentrazione economica del mercato marittimo.
Secondo il Comitato, il gruppo Caronte & Tourist avrebbe progressivamente consolidato una posizione dominante nei collegamenti dello Stretto e ampliato nel tempo la propria presenza in altri segmenti del trasporto marittimo.
Negli atti richiamati vengono inoltre ricostruiti rapporti societari, operazioni economiche e assetti che, secondo gli investigatori, avrebbero inciso sugli equilibri del mercato.
Per il Comitato il tema centrale riguarda oggi gli effetti economici sul territorio: concorrenza, accessibilità delle rotte e impatto su cittadini, imprese e autotrasportatori.
Il caso Zancle 757 e il progetto di Rocco Finocchiaro
Parallelamente al dibattito sul mercato dello Stretto, un’altra vicenda ha riacceso il confronto sul futuro economico di Messina.
Nel 2020 nasce Zancle 757, progetto imprenditoriale promosso da Rocco Finocchiaro con l’obiettivo di sviluppare attività di manutenzione, assistenza e refitting dedicate ai grandi yacht.
L’iniziativa prende forma attraverso un accordo con l’Agenzia Industria e Difesa per l’utilizzo delle strutture dell’Arsenale Militare di Messina.
L’obiettivo era creare un polo ad alto valore aggiunto legato all’Economia del Mare e generare nuove opportunità occupazionali.
Secondo la ricostruzione della società, tuttavia, la limitata disponibilità delle infrastrutture avrebbe impedito il pieno sviluppo del progetto industriale.
Il nodo delle banchine e il confronto sulle infrastrutture
Nel tentativo di ampliare il progetto, Zancle 757 presenta richieste per ottenere spazi operativi nel porto di Messina e successivamente nel porto di Reggio Calabria.
Nel contesto emerge anche una richiesta di accesso agli atti avanzata da Caronte & Tourist nell’ambito delle proprie iniziative progettuali e delle valutazioni sulla destinazione commerciale degli spazi portuali.
Il progetto non trova però sviluppo operativo.
La battaglia giudiziaria e la decisione definitiva
La vicenda approda davanti ai giudici amministrativi.
Dopo una prima fase favorevole alla società, interviene una nuova revoca dell’accordo da parte dell’Agenzia Industria e Difesa.
Successivamente il Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana conferma la legittimità della revoca, riconoscendo ampia discrezionalità amministrativa nella gestione di asset strategici.
Contestualmente viene riconosciuto alla società il diritto a un indennizzo per le migliorie realizzate.
Un dibattito che resta aperto
Le due vicende appartengono a piani differenti: da una parte atti investigativi e procedimenti giudiziari, dall’altra decisioni amministrative e politiche industriali.
Tuttavia entrambe riportano al centro una domanda destinata a restare nel dibattito pubblico.
Lo Stretto di Messina è oggi un mercato realmente aperto all’ingresso di nuovi operatori?
È una questione che riguarda concorrenza, sviluppo, infrastrutture e il futuro economico di un territorio che continua a cercare equilibrio tra continuità territoriale, pluralità del mercato e disoccupazione.

















