1978: i Lincei studiano il Ponte sullo Stretto. Il documento dimenticato che anticipava il dibattito di oggi

Dalla sismologia ai venti dello Stretto: nel convegno dell’Accademia dei Lincei erano già presenti tutte le grandi domande sulla fattibilità dell’opera
ponte sullo stretto

Nel luglio del 1978, quando il tema del Ponte sullo Stretto di Messina sembrava ancora appartenere più all’immaginazione ingegneristica che alla politica infrastrutturale moderna, l’Accademia Nazionale dei Lincei organizzò uno dei più importanti incontri scientifici mai dedicati all’attraversamento stabile tra Sicilia e Calabria.

Per tre giorni, dal 4 al 6 luglio, Roma ospitò il convegno “L’attraversamento dello Stretto di Messina e la sua fattibilità”, una riunione che raccolse alcuni dei maggiori studiosi italiani di sismologia, geologia, ingegneria strutturale, aerodinamica, costruzioni marine e trasporti.

A quasi cinquant’anni di distanza, colpisce un dato: gran parte delle questioni che ancora oggi dominano il dibattito pubblico erano già state analizzate allora con rigore scientifico.

Un confronto tra scienza, ingegneria e mare

Il convegno venne aperto dal presidente dei Lincei Antonio Carrelli e dal presidente del Gruppo Ponte di Messina Ernesto Manuelli, con l’obiettivo di presentare gli studi preliminari sulla possibilità di collegare stabilmente le due sponde dello Stretto.

Non si trattò di un semplice incontro accademico. Il livello dei partecipanti dimostra quanto il progetto fosse già considerato una questione strategica nazionale.

Tra gli interventi più importanti emersero quelli dedicati:

  • alla sismicità dello Stretto;
  • alla geologia dell’area;
  • ai venti e alle condizioni atmosferiche;
  • alle correnti marine;
  • all’interazione tra struttura e suolo;
  • alla navigazione nello Stretto;
  • alle grandi campate sospese;
  • alle gallerie sommerse e subalvee.


Il nodo terremoti era già centrale

Uno dei temi più delicati affrontati durante il convegno fu il rischio sismico.

Il professor Michele Caputo, ordinario di Sismologia all’Università di Roma e socio dei Lincei, dedicò una relazione specifica alla “Sismologia dello Stretto di Messina”, mentre il geologo Raimondo Selli analizzò gli aspetti geologici e sismotettonici dell’area.

Era inevitabile: il ricordo del terremoto del 1908, che devastò Messina e Reggio Calabria causando decine di migliaia di vittime, rappresentava già allora il principale interrogativo tecnico sulla costruzione del ponte.

Gli studiosi cercavano di capire se una struttura di grandi dimensioni potesse resistere alle sollecitazioni sismiche e alle caratteristiche geologiche uniche dello Stretto.

Venti, mare e stabilità della struttura

Accanto al tema sismico, grande attenzione fu riservata alle condizioni ambientali.

L’ex capo del Centro Meteorologico Regionale di Catania, Aldo Cicala, illustrò gli effetti dei venti sullo Stretto, mentre l’ammiraglio Demetrio Rando affrontò il rapporto tra traffico navale e possibile presenza del ponte.

Nella terza sessione del convegno entrarono in scena i grandi temi dell’ingegneria strutturale moderna.

Leo Finzi parlò della progettazione generale dell’opera, mentre Giorgio Diana affrontò il problema dell’interazione tra struttura e vento: un elemento fondamentale per una campata sospesa lunga diversi chilometri.

Ancora oggi, l’aerodinamica resta uno degli aspetti più sofisticati nella progettazione del Ponte sullo Stretto.

Già nel 1978 si parlava di campata unica da 3300 metri

Uno degli aspetti più sorprendenti del documento è che, già alla fine degli anni Settanta, si discuteva apertamente della possibilità di realizzare un ponte a campata unica di 3300 metri.

L’ingegnere Franco Bianchi di Castelbianco presentò infatti una relazione dedicata proprio alla “fattibilità del ponte a campata unica di 3300 m”.

Per l’epoca si trattava di un’ipotesi estremamente avanzata, quasi visionaria. Oggi quella soluzione è diventata il riferimento principale del progetto contemporaneo.

Un parterre scientifico di altissimo livello

L’elenco dei partecipanti restituisce il peso culturale e tecnico dell’iniziativa.

Erano presenti docenti del Politecnico di Milano, del Politecnico di Torino, dell’Università di Bologna e dell’Università di Roma, oltre a esperti della Marina Militare, dell’ENEL e del Gruppo Ponte di Messina.

Tra i nomi internazionali spiccava anche quello di Fritz Leonhardt, uno dei più celebri progettisti di ponti del Novecento.

La presenza di studiosi provenienti da discipline differenti dimostra come il progetto fosse affrontato già allora in modo multidisciplinare: non solo ingegneria, ma anche geologia, meteorologia, vulcanologia e sicurezza marittima.

Un documento storico che parla ancora al presente

Rileggere oggi gli atti di quel convegno significa osservare il Ponte sullo Stretto da una prospettiva diversa.

Molti pensano che il confronto tecnico sulla fattibilità sia nato negli ultimi anni, ma il documento dei Lincei racconta altro: già nel 1978 il mondo scientifico italiano stava analizzando in dettaglio problemi strutturali, ambientali e geologici che ancora oggi sono al centro del dibattito.

Cambiano le tecnologie, evolvono i materiali, migliorano i modelli matematici e le simulazioni digitali, ma le domande fondamentali restano sorprendentemente simili.

E forse è proprio questo l’aspetto più interessante del documento: mostra quanto lunga, complessa e stratificata sia la storia del Ponte sullo Stretto di Messina.

I Lincei

L’Accademia Nazionale dei Lincei è la più antica accademia scientifica d’Italia e una delle più antiche del mondo ancora attive.

Fu fondata a Roma nel 1603 dal principe romano Federico Cesi insieme ad alcuni studiosi e prese il nome dalla lince, animale simbolo di vista acuta: l’idea era che gli scienziati dovessero osservare la realtà con occhi “penetranti”, proprio come una lince.

Tra i membri più celebri della storia dell’Accademia c’è stato anche Galileo Galilei, che entrò nei Lincei nel 1611.

Cosa fa oggi

I Lincei sono considerati una delle istituzioni scientifiche e culturali più prestigiose del Paese. Si occupano di:

  • promuovere ricerca scientifica e umanistica;
  • organizzare convegni e studi;
  • pubblicare atti scientifici;
  • assegnare premi e borse di studio;
  • consigliare lo Stato su temi scientifici e culturali.


L’Accademia è divisa in due grandi classi:

  • Scienze fisiche, matematiche e naturali;
  • Scienze morali, storiche e filologiche.


Perché il loro ruolo è importante

Quando i Lincei organizzano un convegno o pubblicano studi, il valore è soprattutto scientifico e istituzionale. Nel caso del Ponte sullo Stretto, il fatto che nel 1978 l’Accademia abbia dedicato un intero convegno alla fattibilità dell’opera dimostra che il tema era già considerato serio e degno di approfondimento ai massimi livelli accademici italiani.

La sede storica dell’Accademia è a Palazzo Corsini, a Roma.

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